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Lettera aperta

La vita è stata molto generosa con me. I ricordi non mancano, ma i momenti più  importanti restano quelli delle “crisi”, perchè si ricorda, come si sono affrontati, come si  sono sopportati e come si sono risolti.

Le malattie, la perdita di un amore, i fallimenti economici, la solitudine infinita della propria condizione umana, la propria sofferenza e quella degli altri. In tutte queste occasioni si devono affrontare le situazioni da più punti di vista, si deve prendere tempo interiormente per comprendere, si devono prendere delle decisioni o si deve accettare di non poterne prendere, ma in ogni caso, rimosso l’impedimento più prossimo alla nostra condizione umana, si resta con il proprio sè di fronte alla propria anima attonita.

Si può, allora, sviluppare “la fantasia morale”, si può cercare artisticamente la soluzione al dolore e si può fare di più, si può elaborare un percorso evolutivo morale. Non è sufficiente saldare un conto per risolvere la povertà, asportare un organo malato per guarire la malattia, occorre avere la forza e la libertà di affrontare un atto creativo.

Non serve fuggire e lasciare che gli altri intervengano al tuo posto, ma sempre dipiù occorre afferrare la propria esistenza. Spesso siamo violentemente allontanati da noi stessi, allontanati senza pietà dal nostro dolore fisico e animico, portati a braccia da una stanza all’altra di un ospedale, senza sapere perchè, senza sapere cosa si sta tentando.

E si dimentica, di fronte ad una televisione perennemente accesa, quello che sta capitando. Farmaci che addormentano, che ottenebrano lo stato di coscienza e spesso solo per attenuare risvolti familiari e sociali.

Occorre uno spazio di cura, uno spazio di tempo che permetta di integrare ogni tipo di ricorso terapeutico in piena libertà. E’ necessario fondare uno spazio fisico che permetta il respiro e l’aiuto fisico sia esso chirurgico e farmacologico, cercare uno spazio animico temporale che permetta il recupero delle forze dell’anima, immobilizzate dalla paura e ancora di più uno spazio spirituale dove, attraverso la formazione di una comunità terapeutica, possano agire le forze risanatrici di Cristo.

Sandra Ciavatti Basili

( paziente socio fondatore di Fon.e.m.a.)